Ambiente, Eventi

La Sfera del Clima arriva a Locarno

La Sfera del clima è una mostra itinerante gratuita all’aperto che fa tappa in luoghi pubblici di tutta la Svizzera. La Sfera del Clima fornisce informazioni sul cambiamento climatico, raccoglie idee sulle misure da adottare per una società più sostenibile, in modo interattivo e moderno.

L’Associazione Basta Poco, in collaborazione con Greenpeace Ticino e il Forum socio-culturale del locarnese, porterà in Ticino la Sfera del Clima da domenica 2 a giovedì 27 giugno e sarà esposta a Locarno, in Largo Franco Zorzi (mappa), e potrà essere visitata liberamente e gratuitamente da tutti.

 

Vernissage d’inaugurazione 
domenica 2 giugno dalle 16.00

I contenuti della mostra vanno dall’illustrazione dei problemi alle possibili soluzioni, e sono pensati per un approccio interattivo e partecipativo: dopo aver ascoltato dei documenti audio, letto brevi testi, o osservato immagini, i fruitori potranno interagire e scambiare impressioni fra di loro.

Verranno proposti nove diversi temi: biodiversità, energia, mobilità, industria, agricoltura e alimentazione, cambiamento climatico, commercio e finanze, giustizia e consumo.

Per maggiori informazioni potete contattare l’Associazione Basta Poco info@bastapoco.ch, la quale è disponibili per stimolare le tematiche con delle attività ludiche. 
Contattando Greenpeace Gruppo Regionale Ticino ticino@greenpeace.ch

Oppure visitando il sito ufficiale della Sfera del Clima

Programma di eventi:

  • 2 giugno ore 16.00 Vernissage d’innaugurazione (musica, performance, spettacolo per bambini, danze e giochi)
    • Intervento di una rappresentante ticinese delle Anziane per il Clima per festeggiare insieme la recente sentenza della Corte europea dei diritti umani (CEDU) di Strasburgo: un’occasione da non perdere per conoscere la storia completa dell’avventura che le ha portate fino alla città francese.
    • Perfomance “Melted 24“, di Emerson Vergel, che proporrà una riflessione sullo scorrere del tempo, sulla resistenza, sulla perdita di acqua subita dai corpi e sull’azione o l’omissione come uniche realtà possibili in natura. Il giovane artista Emerson Vergel è un performer e facilitatore di danza e teatro fisico, diplomato all’Accademia Superior de Artes di Bogotà. Come giovane artista, Emerson ha creato e interpretato spettacoli di danza contemporanea, teatro fisico, clown, danza afro, circo aereo, videodanza e mimo corporeo, esibendosi sui palcoscenici in Colombia, Serbia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Regno Unito e Svizzera. La sua ricerca creativa gira intorno a due concetti centrali: la natura e l’attenzione.
    • La compagnia Confabula racconteranno una delle loro fantastiche fiabe a grandi e piccini: i loro spettacoli di narrazione coinvolgenti e divertenti portano a una riflessione senza tempo e senza età.
    • Il movimento Sciopero per il Clima, porteranno la visione delle nuove generazioni. Il futuro incerto preoccupa fortemente le nuove generazioni, che chiedono misure concrete a salvaguardia del pianeta: benvenuta la loro voce alla Sfera del Clima!La festa sarà animata dalla musica degli Spakkabelli, una formazione locale che suona strumenti realizzati con materiale di recupero, e da altre sorprese.
  • Venerdi 14 giugno
    nel prato di Via Largo Zorzi si esibiranno due giovani artisti: Jeele e Luca Fellaz. Una serata tra musica e teatro.
    L’attore e cantautore Jeele Johannsen eseguirà le sue canzoni usando la loopstation per combinare diversi strumenti con il suo canto. Luca Lanini, in arte Luca Fellaz, cantautore ticinese cresciuto a Locarno, si esprimerà nella sua musica acustica che racchiude influenze che variano dal Country al Pop Folk. Infine, nella performance comica di Jelee “Naso Bianco e Mondino”, verrà indagato il rapporto fra il clown Naseweiss e il suo collaboratore Mondino. Mondino è più un animale domestico o un vero e proprio amico?
Economia locale, Eventi, Oggettoteca

Inaugurazione nuova sede Oggettoteca e Festival du Film Vert

L’Associazione Basta Poco è lieta di annunciarvi che sabato 13 aprile 2024 presso la fondazione Il Gabbiano in via San Gottardo 4 a Muralto si terrà l’inaugurazione della nuova sede dell’Oggettoteca di Locarno.

Dopo tanto cercare, finalmente abbiamo trovato un posto più visibile e accogliente dove proporre tanti oggetti per essere condivisi da tutti.

Vi aspettiamo numerosi quindi al 13 aprile con un ricco programma, in concomitanza con il Festival du Film Vert, organizzato da Greenpeace Ticino e Basta Poco, che si terrà nella sala del Cinema Rialto situato in faccia all’Oggettoteca.

Ecco il programma
(che trovate anche in formato pdf)

15:00
PORTE APERTE PRESSO LA FONDAZIONE IL GABBIANO
Visita degli spazi di Midada, Muovi-ti e della nuova Oggettoteca con possibilità di chiacchierare con i  diretti interessati ai vari progetti.

17:00 Proiezione di
LANCEURS DE DÉFIS: SOLIDAIRES, CIRCULAIRES, DURABLES

 

18:00
INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE DELL’OGGETTOTECA
Aperitivo offerto dalla Fondazione Il Gabbiano, in collaborazione con MeloGusto e Seminterra. Chiacchierata informale con i promotori della nuova collaborazione Oggettoteca – Fondazione
il Gabbiano, con i responsabili del progetto Seminterra e con gli ospiti Luigi Pedrazzini (vice presidente della Fondazione Il Gabbiano), Nancy Lunghi (municipale di Locarno) e Pier Zanchi (municipale di Locarno).

20:00 Proiezione di
SEMINTERRA
a seguire dibattito “Seminterra, un progetto concreto di supporto comunitario all’agricoltura” con Olmo Cerri, Eric Vimercati, Zeno Boila e Ornella Bondolfi. Modera il dibattito Mariano Masserini (Slow Food)

22:00 Proiezione di
SOEURS DE COMBAT
chiusura festival

Ambiente, Articoli, Notizie

Dubai che “du bai”

Se arrivassi a casa e scoprissi di aver dimenticato il rubinetto della vasca aperto e l’acqua tracimasse dal bordo allagando tutta casa, non mi sognerei neanche lontanamente di riunire tutto il condominio, per metterci d’accordo su come ridurre il flusso dell’acqua. Mi precipiterei invece a chiudere immediatamente e completamente il rubinetto. Nonostante ciò, per un po’, l’acqua continuerebbe a fuoriuscire e se volessi essere sicuro, dovrei anche svuotare un po’ la vasca. Ecco per quanto riguarda i gas ad effetto serra, la vasca (l’atmosfera) sta tracimando da quasi 2 secoli e ancora ci ostiniamo a fare riunioni di condominio (le C.O.P., Conference of Parties), con Oltre 70.000 delegati, negoziatori sul clima e altri partecipanti da 198 paesi, che producono gas serra con i loro viaggi, per vedere se e come ridurre leggermente l’incremento annuale di emissioni. Ridurre un incremento equivale, usando la metafora di prima, solo a chiudere parzialmente il rubinetto e quindi la vasca continuerà a strabordare di acqua e a causare, nel caso dell’atmosfera, un continuo innalzamento della temperatura, del suolo e dell’acqua.

Sarebbe una situazione a dir poco comica, se non ci fosse di mezzo la sopravvivenza della nostra specie su questo Pianeta. Infatti, l’innalzamento della temperatura mondiale media (già 1.3 oC ad oggi), nel modo repentino con la quale sta accadendo (poche decine di anni), alla lunga non sarà compatibile con la vita umana; ad essere in pericolo non é certo la sopravvivenza della vita o della Natura o del Pianeta stesso, ma quella dell’Homo Sapiens Sapiens (2 volte, se non fosse chiaro).

Ora, il 99% degli scienziati mondiali, usando modelli al computer che da almeno venti anni prevedono esattamente tutti i cambiamenti climatici, anzi attualmente le cose risultano peggiori del previsto, sono concordi che l’accelerazione è dovuta alle molteplici attività umane, in particolar modo quelle che utilizzano prodotti petroliferi, ma anche la produzione di cemento e di cibo. Quindi sappiamo esattamente dov’è il rubinetto da chiudere. Inoltre, sappiamo anche che negli ultimi 10.000 anni abbiamo dimezzato il numero di alberi presenti sul pianeta (da 6.000 a 3.000 miliardi), di cui 2.000 miliardi tagliati negli ultimi 2 secoli, e che gli alberi assorbono l’anidride carbonica, che è la maggior responsabile dell’eccesso di effetto serra; quindi, abbiamo anche capito come mai la vasca è diventata più piccola e si è riempita così in fretta.

Nell’ultima “riunione di condominio” del pianeta appena terminata, la ventottesima C.O.P., ci si focalizza ancora sulla “riduzione dell’incremento” delle emissioni antropiche (che vuol dire chiudere leggermente il rubinetto) e di “transizione” ecologica, dalle fonti energetiche fossili a quelle rinnovabili. Nel documento finale “Global Stocktake” ovvero bilancio globale, sottoscritto da tutti i paesi, per la prima volta dal 1995 in riferimento alle fonti fossili di energia, si abbandona infatti il termine “eliminazione graduale” (phasing-out) precedentemente usato dal 1995, per adottare invece “uscita progressiva/transizione” (transitioning away). Voi ne capite la differenza? Mah?! Dopo 28 anni, si gioca ancora sulle parole.g

Il documento riporta le 8 fasi che erano già nell’articolo 28 dell’Accordo di Parigi e sono:

  1. Triplicare la capacità delle energie rinnovabili a livello globale e raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030.
    Commento:
    Per quanto riguarda il secondo paragrafo se, come é stato finora, il miglioramento dell’efficienza energetica viene praticamente annullato dall’aumento dei consumi, sinceramente non vedo nessun vantaggio.  Diventa solo un alibi per poter consumare di più.
  1. Accelerare gli sforzi verso l’eliminazione graduale dell’energia prodotta attraverso il carbone.
    Commento:
    La domanda mondiale di carbone non accenna a ridursi. Dopo essere salita al massimo di sempre nel 2022 a 8,3 miliardi di tonnellate (+3,3% sul 2021), si prevede che rimanga su questi livelli nel 2023 e 2024. Siamo ancora al carbone come nell’800!!!!
  1. Accelerare gli sforzi a livello globale verso sistemi energetici a zero emissioni nette, utilizzando combustibili a zero o basse emissioni di carbonio ben prima o entro la metà del secolo
    Commento:
    “Accelerare gli sforzi” vuol dire tutto e niente a mio parere. Comunque questo punto apre la strada, come vedremo meglio in un punto successivo, all’energia nucleare, perché considerata “carbon free”
  1. Abbandonare (transitioning-away) i combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando in questo decennio critico, in modo da raggiungere emissioni zero entro il 2050.
    Commento:
    Voi riuscite a capire cosa significhi in modo giusto, ordinato ed equo?
  1. Accelerare le tecnologie a zero o basse emissioni, tra cui le energie rinnovabili, il nucleare, quelle di abbattimento e riduzione come la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio, in particolare nei settori difficili da abbattere e produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio.
    Commento:
    Uno dei cavalli di battaglia di chi sostiene il nucleare è che le centrali nucleari non emettono CO2 e che, quindi, il ricorso massiccio all’atomo è una reale opportunità per contrastare il cambiamento climatico. Se però si ragiona in una logica di filiera, analizzando il ciclo di vita complessivo della centrale, si scopre che solo le operazioni nel reattore sono “carbon free” (cioè senza emissioni di CO2). Tutte le altre operazioni della filiera del combustibile, dall’estrazione dalle miniere, frantumazione e macinazione, fabbricazione del combustibile, arricchimento e gestione delle scorie, oltre che la stessa costruzione della centrale, il suo futuro “decomissioning” per non parlare della gestione di tutte le scorie radioattive, necessitano di parecchia energia da fonte fossile e conseguentemente provocano forti emissioni di CO2. Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada e Giappone sono stati tra i 22 Paesi che hanno firmato una dichiarazione che chiede di triplicare la capacità di produzione di energia nucleare tra il 2020 e il 2050, al fine di ridurre la dipendenza da petrolio, gas e carbone. Tra i firmatari figurano 12 Stati membri dell’UE: Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Moldavia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia

    Finora qualsiasi sistema tecnologico di abbattimento o cattura della CO2 risulta almeno 1000 volte meno efficiente, a parità di energia e costi, di una equivalente soluzione biologica, ovvero piantare alberi. Gli alberi li abbiamo già, non dobbiamo inventarli, assorbono anche molti altri inquinanti e ci danno l’ossigeno necessario alla nostra sopravvivenza. Peccato però che questa soluzione farebbe guadagnare molto meno e non il settore tecnologico.

    Immagazzinare energia sotto forma di idrogeno e poi riutilizzarla quando necessario é attualmente molto inefficiente, anche nell’ipotesi che l’idrogeno venga prodotto utilizzando energie rinnovabili. É una questione di conversione dell’energia, la produzione tramite elettrolisi, ha efficienze che variano dal 50 al 70%. Tenendo conto però dei vari rendimenti della filiera energetica (impianto produzione energiaimpianto fabbricazione idrogenopila a combustibile), una cospicua parte dell’energia in entrata viene inevitabilmente persa (si può arrivare a perdere oltre il 70% dell’energia in entrata secondo i metodi di produzione dell’energia elettrica iniziale per produrre l’idrogeno, e dei metodi di produzione dell’idrogeno). Tanto per un confronto, stoccare l’energia elettrica in accumulatori (batterie) al Litio, ci restituisce il 96% quando andiamo ad utilizzarla. É ovvio che il sistema di accumulazione a batterie “tradizionali” non é adatto ai settori industriali ad alto consumo (industria pesante), in questi casi l’idrogeno potrebbe essere una valida alternativa ai combustibili fossili, nonostante l’inefficienza di cui abbiamo parlato prima e a patto che venga prodotto usando energie rinnovabili (idrogeno verde)
    Correntemente, la produzione dell’idrogeno avviene per il 48% da gas naturale, per il 30% dal petrolio, per il 18% dal carbone; l’elettrolisi dell’acqua viene impiegata per produrre soltanto il 4% dell’H2. 
  1. Abbattere le emissioni diverse dalla CO2 a livello globale, comprese in particolare le emissioni di metano, entro il 2030.
    Commento:
    Pur essendo una sostanza presente in natura, oltre la metà del metano in atmosfera è generato dalle attività umane. Il 41% ha origini naturali (in particolare dalle zone umide e dagli incendi di incolto), mentre il 59% ha origine antropica. Proviene in particolare dal settore agricolo, ma nonostante ciò, gli osservatori notano che la dichiarazione non contiene obiettivi quantificati e non menziona il bestiame. Vogliamo dirlo che questo punto ha a che fare con l’attuale produzione di cibo sotto forma di animali? É stato calcolato che il 16% non raggiunge neanche la tavola (si tratta di 18 miliardi di animali) e che 52 milioni di tonnellate di carne viene buttata. A proposito di fare ogni sforzo per aumentare l’efficienza produttiva!
    In realtà un documento che si focalizza proprio sulla produzione di cibo é uscito dalla COP 28 appena conclusasi a Dubai, ma al di fuori dell’accordo globale, sottoscritto da solo 134 paesi. Esso ribadisce un obiettivo chiaro: ridurre del 50% il consumo di carne entro il 2050.
  1. Accelerare la riduzione delle emissioni derivanti dal trasporto stradale, impiegando varie modalità, anche attraverso lo sviluppo delle infrastrutture e la rapida diffusione di veicoli a zero o basse emissioni.
    Commento:
    Questo essenzialmente vuol dire elettrificazione del parco auto, quindi aumento della produzione di auto e rottamazione delle ancor funzionanti a motore endotermico. Maggiore quindi produzione di CO2 e consumo di energia, sia per produzione che smaltimento. Nessun accenno neanche remoto a sforzi per ridurre la quantità di automobili, alla condivisione e all’aumento del trasporto pubblico.
  1. Eliminare i sussidi inefficienti ai combustibili fossili, che non affrontano la povertà energetica o le semplici transizioni
    Commento:
    “Sussidi inefficienti”? “Povertà energetica”? “Semplici transizioni”?
    Secondo il Fondo Monetario Internazionale, globalmente nel 2022 i sussidi all’industria dei combustibili fossili sono ammontati a 7.000 miliardi di dollari, pari al 7,1% del Pil mondiale.

 

Nell’intero documento Global Stocktake non si fa menzione alcuna di riduzione degli SPRECHI: energetici, di cibo, di acqua, di risorse planetarie. Non basterà mai una “transizione” alle fonti rinnovabili se queste dovranno far fronte ad una domanda di energia sempre in crescita e a sprechi esorbitanti, così come non ha senso sostituire tutte le auto a motore endotermico con quelle elettriche, avremmo bisogno di ancor più energia, per costruirle e per caricarle. Non basta aumentare l’efficienza delle apparecchiature elettriche ed elettroniche se le vendite aumentano in continuazione e di conseguenza i consumi.

Unica nota positiva, ma sempre sulla carta, è che i delegati riuniti a Dubai hanno concordato l’operatività di un fondo che dovrebbe aiutare a compensare economicamente i paesi vulnerabili, i quali devono far fronte alle perdite e ai danni (loss and damage) causati dal cambiamento climatico, senza esserne la causa. Il fondo è una richiesta di lunga data delle nazioni in via di sviluppo che si trovano in prima linea nel cambiamento climatico e che devono affrontare i costi della devastazione causata da eventi climatici estremi in continuo aumento, come siccità, inondazioni e innalzamento dei mari. L’accordo prevede che il fondo riceva almeno 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, ma attualmente il fondo ha ricevuto promesse per soli 792 milioni di dollari dai governi e secondo uno studio recente, le perdite e i danni dovuti al collasso climatico costerebbero circa 1.500 miliardi di dollari all’anno. Quindi intenzioni che per ora non si traducono in azioni. I versamenti al fondo saranno volontari, con i paesi sviluppati invitati a contribuire ma, sebbene siano state concordate regole su come funzionerà il fondo, non ci sono scadenze rigide, né obiettivi e i paesi non sono obbligati a pagare.  In particolare, l’importo annunciato dagli Stati Uniti di 17 milioni di dollari, sarebbe imbarazzante perché rappresenta poco più di una cifra simbolica. La Svizzera? Non si sa….

 Insomma, dopo 28 riunioni di “condominio Pianeta Terra”, emerge ancora preponderante l’idea che abbiamo tempo e possiamo permetterci un cambiamento graduale, senza intaccare le fondamenta strutturali, culturali ed economiche che il genere umano ha adottato, da pochi secoli a questa parte e che ci ha portato alla situazione attuale. Da quello che la scienza unanimemente dice però, più che di una transizione avremmo bisogno di una conversione! Cioè, un cambiamento radicale degli stili di vita, privata e pubblica. Non abbiamo il tempo necessario per un cambiamento soft e graduale.

In ogni caso, se il nome di Sapienti, che ci siamo dati da soli, corrisponderà al vero, lo vedremo presto. Vedremo se questa sapienza aiuterà la sopravvivenza della specie in questo periodo di profonde crisi. Ma per sapere se la capacità di ragionamento ed astrazione, che riteniamo sia unica della specie Homo e risiedente nel nostro complicato cervello, saranno un vantaggio evolutivo, dovremo aspettare 4,7 milioni di anni. Infatti, la vita media di tutte le specie su questo Pianeta è di 5 milioni di anni e noi abbiamo soltanto 300.000 di anni. In sostanza siamo dei bebè con una motosega in mano ed è molto facile farsi/fare del male.

Claudio Cianca

Articoli, Economia locale

Meno può essere meglio

Sono in fila incolonnati vanno tutti lenti come in una processione pagana verso l’altare del presunto affare.

Stanno in fila per ore in nome del Dio sconto introdottosi nelle nostre vite di sobbalzo, con un venerdi che da giornata dei prezzi stracciati è diventata settimana delle offerte imperdibili, e non puoi aprire giornale posta elettronica social cassetta delle lettere o apparecchio elettronico senza trovarti sotto minaccia psicologica: se non vieni da noi se non approfitti dei nostri prezzi scontati, sei un looser un poveraccio un buon a nulla.

Non ne posso piú del Black Friday, ve lo dico, e dei suoi addentellati, perché non ho mai sopportato le campagna aggressive al limite della violenza verbale, l’agguato di promozioni vere o presunte puntatemi contro come una minaccia, ma non possiamo affidarci al nostro libero arbitrio per capire se un oggetto ci serve realmente o se invece è solo il gusto del risparmio a far leva su di noi, il risparmio di cosa poi, se continuiamo  a correre come affamati appresso agli sconti sghignazzando che… te lo dicevo che ci portiamo a casa l’offerta migliore, dimenticando che dietro ad ogni oggetto ad ogni prodotto c’è un lavoro, ci sono delle persone e che tagliando i prezzi dei prodotti svuotiamo di senso e di valore anche il lavoro per la produzione di quegli oggetti. Ma perché non possiamo valutare da soli senza l’oscena insistenza della pubblicità e delle offerte urlate, se una cosa ce la possiamo permettere o no? Senza dover speculare sui saldi che ormai sono spalmati su tutto l’anno? Qualche cosa non mi quadra in questo mercato che ha i prezzi estensibili all’infinito in su ed in giú, qualcuno ci specula, qualcuno altro ci perde in termini di paghe e dignità, a monte e poi tutto quelle merci invendute buttate, persino le organizzazioni di raccolta dicono che ve ne sono troppi di vestiti nei container, ma soprattutto non sono piú utilizzabili perché di qualità bassissima.

In europa, malgardo aumentino le persone costrette all’indigenza viviamo nel troppo, nell’eccesso e nell’abbondanza con uno spreco vertiginoso di prodotti alimentari e di oggetti che finiscono accatastati, perché neppure sempre riciclabili, nelle discariche straripanti, lontan dagli occhi.

Mi piacerebbe, lo dico cosi come auspicio, che si introducesse la giornata del non consumo invece che le settimane del Black Friday… tutti questi saldi parlano di una disfunzione dei prezzi nel resto dell’anno, non serve un dottorato in economia per capire che il mercato dell’usa e getta, dai vestiti agli apparecchi elettronici è in eccesso e produce anche molti rifiuti, inquinamento soffocamento per l’altra parte del mondo dove i bambini sfruttati per i nostri giochi e vestiti  devono anche vivere respirando i gas tossici di prodotti che noi in europa non sappiamo e non vogliamo smaltire.

I disastri che la moda usa e getta infligge al pianeta sono oggi indiscussi, e sotto gli occhi di tutti, le cifre raccontate recentemente dal Wasghington post sono inquietanti: La maggior parte dei nostri abiti non viene portata oltre le dieci volte.

Certo l’idea di mantenere il proprio guardaroba per almeno due stagioni appare a molti un concetto arcaico, e invece sarebbe un gesto prezioso per la salvaguardia della salute della terra…

Dal secondo dopoguerra l’industria prima americana poi mondiale spinge al sovra consumo anche a causa della modalità di produzione a termine, ovvero l’obsolescenza programmata, ti vendo oggetti vestiti o apparecchi con durata limitata cosi ricompri piu spesso… ma se davvero la qualità ha un prezzo, quello deve essere, non si può stracciare…

Per fortuna v’è chi fa resistenza con laboratori di recupero di trasformazione di riparazione, di reimpiego di invenduti o di eccessi di produzione, evitando gli sprechi e aiutandoci ad avere occhi e reazioni diverse di fronte al mercato classico: Se una cosa funziona se una cosa ci piace perché gettarla, e lanciarsi nella rissa dei saldi che è cosi allettante…

Ed in conclusione mi chiedevo ma come mai il mio dentista non propone il black Friday? Perché dietro ogni lavoro c’è un Valore, che alcuni straciano.

Maria Pia Belloni

Alimentazione, Ambiente, Benessere, Cena, Economia locale, Eventi

L’imbroglio dello sviluppo sostenibile

Questo è il titolo dell’ultimo libro di Maurizio Pallante ospite in Ticino per una serie di incontri che si terranno sabato 11 novembre all’Hotel Cristallina di Coglio in valle Maggia e domenica 12 novembre a La Nocciola di Bellinzona

La parola «sostenibilità» e la locuzione «sviluppo sostenibile» esprimono lo stesso concetto o invece due concetti opposti? La biosfera può continuare ad alimentare lo sviluppo economico? La fotosintesi clorofilliana può sostenere un incremento dei consumi di materia che del resto hanno già superato le sue capacità di rigenerazione? Può metabolizzare quantità crescenti di sostanze di scarto biodegradabili che hanno già superato la sua capacità di assorbirle? Sono sostenibili ulteriori aumenti dei consumi di risorse non rinnovabili e dei rifiuti non biodegradabili che si accumulano sulla superficie terrestre e negli oceani?

Questi sono alcuni interrogativi ai quali Maurizio Pallante, con la sua esperienza e conoscenza, proverà a dare risposta.

Sabato 11 novembre 2023 dalle 18.00

presso l’Eco-Hotel Ristorante Cristallina di Coglio
con Maurizio Pallante
saggista, laureato in lettere, si occupa di economia ecologica, tecnologie ambientali e nel 2007 ha fondato il Movimento per la decrescita felice.

segue cena conviviale a 35.- Fr su prenotazione

  • Terrina di zucca con insalatina
  • Polpette di quinoa allo zafferano su crema di carote allo zenzero, broccoletti e champignons saltati
  • Dessert al cucchiaio con frutti di bosco dell’orto.

conferenza entrata libera – cena su prenotazione info e riservazione +41 91 753 11 41mappa


Domenica 12 novembre 2023 dalle 10.00

presso La Nocciola – Attività culturali e ricreative a Bellinzona
con Maurizo Pallante
scrittore di approfondimenti sulle tematiche ambientali ed energetiche da un punto di vista scientifico, tecnologico ed economico.

Entrata: 10.- fr adulti e 8.- giovani fino ai 18 anni

iscrizioni/informazioni: info@lanocciola.chmappa

Ambiente, Eventi

Chilometro zero. Gli iceberg del Gerenpass

Mercoledì 26.07.2023 ore 18.30 alla Biblioteca cantonale – LaFilanda in via Industria 5 a Mendrisio si terra questa interessante conferenza con Giovanni Kappenberger modera l’incontro Stefano Vassere.

Quando si parla di iceberg, il nostro pensiero corre subito ai mastodontici blocchi di ghiaccio delle regioni artiche, e difficilmente riesce a immaginare l’esistenza di un tale fenomeno anche alle nostre latitudini. Forse è questo che rende ancora più impressionante quanto documentato nel libro del glaciologo Giovanni Kappenberger.

Quando si parla di iceberg, il nostro pensiero corre subito ai mastodontici blocchi di ghiaccio delle regioni artiche, e difficilmente riesce a immaginare l’esistenza di un tale fenomeno anche alle nostre latitudini. Forse è questo che rende ancora più impressionante quanto documentato nel libro del glaciologo Giovanni Kappenberger dal titolo Gli iceberg del Gerenpass (Bellinzona, Salvioni, 2023), giunto alla seconda edizione. Tra sopralluoghi, misurazioni, fotografie e suggestioni della poetica del ghiaccio, l’autore ripercorre la storia degli insoliti giganti di ghiaccio che tra il 2020 e il 2021 hanno popolato il lago del Geren, situato tra valle Bedretto e Vallese. E se la loro apparizione è purtroppo collegata al cambiamento climatico, la loro bellezza non può fare a meno di ammaliarci.

Chilometro zero è un progetto di promozione della lettura proposto dalle Biblioteche cantonali in collaborazione con le città di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio durante tutta l’estate, giunto alla sua quarta edizione. La rassegna intende dare la possibilità a scrittrici, scrittori e ad altre figure professionali legate alla letteratura e alla produzione di libri di incontrare il pubblico negli spazi aperti adiacenti agli istituti.

Ambiente, Economia locale, Eventi, Oggettoteca, Riparazione

Mercatino dell’usato e Caffè Riparazione

L’Associazione Basta Poco e il team Oggettoteca di Locarno vi invita al prossimo Mercatino dell’usato e Caffé Riparazione. Vorresti dare una seconda vita a un oggetto di cui hai bisogno? Hai un oggetto rotto da riparare?
Vieni questo martedì 23 maggio dalle ore 13.00 alle 17.00 allo Spazio Elle a Locarno dove si terrà un mercatino dell’usato e in contemporanea un caffè riparazione in collaborazione con ACSI.

Cos’è oggettoteca?
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Quali oggetti puoi trovare?
Visita la pagina del progetto Oggettoteca

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Sagra delle Erbacce a Meride

L’Associazione Basta Poco sarà presente domenica 7 maggio 2023 dalle 10.00 alla 2a edizione della Sagra delle Erbacce in programma nel paese di Meride


Cari soci, sostenitori e simpatizzanti dell’Associazione Basta Poco,

Domenica 7 maggio  dalle 10.00 si terrà a Meride la 2a edizione della Sagra delle Erbacce. Basta Poco sarà presente con il suo Atelier Riparazioni e una bancarella dedicata all’OggettoTeca.

Portate un vostro elettrodomestico, computer, oggetto non funzionante e cercheremo di dargli una nuova vita. Perché riparare è meglio che comprare!

L’evento prevede diverse attività nelle corti, bancarelle, workshop, cucina vegetariana con erbe spontanee e concerto serale.
Vi invitiamo a guardare il programma a questo link Sagra delle Erbacce.